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La politica fiscale del Governo: meno tasse ma non per tutti

Pubblicato
1 Febbraio '16
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Come abbiamo evidenziato nell’analisi sui due anni di politica economica del Governo Renzi, nel 2016 le entrate del bilancio pubblico saranno inferiori di 19,4 miliardi rispetto a ciò che sarebbe avvenuto senza i provvedimenti adottati dal 2014 in avanti.

Chi ha beneficiato maggiormente di questa (notevole) riduzione della pressione fiscale?

La categoria di contribuenti che ha “guadagnato” di più sono le imprese: -13,1 miliardi, di cui il grosso (-10,1 miliardi) derivano dalla legge di stabilità 2015, che ha disposto l’azzeramento dell’Irap sul costo del lavoro (-5,6 miliardi) e dei contributi sociali per le assunzioni stabili (-4,9 miliardi). Tra gli sgravi previsti dalla legge di stabilità 2016 vanno ricordati la proroga della decontribuzione (-0,8 miliardi) e la riduzione dell’IMU su terreni agricoli e macchinari imbullonati (-0,9 miliardi).

Dopo le imprese, vengono i lavoratori dipendenti, che nel 2016 pagheranno meno tasse per 9,9 miliardi: 9,5 miliardi derivano dal bonus 80 euro (reso permanente dalla legge di stabilità 2015) e 0,4 miliardi dalla defiscalizzazione dei premi di produttività decisa con la legge di stabilità 2016.

I proprietari immobiliari sono stato oggetto degli sgravi d’imposta decisi con la legge di stabilità 2016 (-3,7 miliardi): azzeramento della tassazione sulla prima casa e altri interventi minori sull’IMU.

I provvedimenti del governo Renzi hanno cancellato clausole di salvaguardia ereditate dai governi precedenti per 7 miliardi di euro (di cui 3,7 miliardi con la legge di stabilità 2015 e 3,3 miliardi con quella successiva).

Tipologia Totale Legge di stabilità 2015 Legge di stabilità 2016 Altri provvedimenti
Imprese -13,1 -10,1 -1,7 -1,4
Lavoratori dipendenti -9,9 -9,5 -0,4 0,0
Pensionati -0,1 0,0 -0,1 0,0
Clausole di salvaguardia -7,0 -3,7 -3,3 0,0
Proprietari di immobili -3,7 0,0 -3,7 0,0
Banche -0,6 0,0 0,0 -0,6
Lavoratori autonomi -0,5 -0,8 0,3 0,0
Evasione fiscale 5,1 2,8 2,0 0,3
Rendite finanziarie 3,6 0,6 0,0 3,0
Gioco d'azzardo 3,2 2,0 1,3 0,0
Altro 3,6 1,1 1,2 1,2
TOTALE -19,4 -17,5 -4,4 2,6

Tra le altre categorie di contribuenti che hanno visto una riduzione della pressione fiscale, vanno infine ricordate le banche (-0,6 miliardi, derivanti dalle misure del decreto 83/2015, che però ha classificato come minori spese 0,7 miliardi di altri interventi che gravano sulle banche), i lavoratori autonomi (-0,5 miliardi derivanti dall’alleggerimento del carico fiscale sui contribuenti cd. “minimi”) e i pensionati (-0,1 miliardi legati all’estensione della no tax area decisa con la legge di stabilità 2016).

La pressione fiscale è invece aumentata per il gioco d’azzardo (+3,2 miliardi, di cui 2 miliardi con la legge di stabilità 2015 e 1,3 miliardi con quella 2016), le rendite finanziarie (+3 miliardi con il decreto 66/2014 e altri 0,6 miliardi con la legge di stabilità 2015) e l’evasione fiscale (maggiori entrate stimate per ben 5,1 miliardi, di cui 2,8 miliardi con la legge di stabilità 2015 e 2 miliardi recuperati con la voluntary disclosure di cui alla legge di stabilità 2016).

La voce residuale (+3,6 miliardi) è composta in primis dagli effetti fiscali di una serie di disposizioni (Tfr in busta paga, decontribuzione delle assunzioni stabili, ecc.).

Nel complesso, la politica fiscale seguita in questi due anni dal governo Renzi ha ridotto di molto la pressione su impresa e lavoro (come da anni ci chiedevano di fare UE, OCSE, FMI), recuperando risorse dall’evasione fiscale, dalle rendite finanziarie e dal gioco d’azzardo.
Appare in parziale contraddizione con questo impianto il taglio delle imposte sulla proprietà immobiliare, pur tenendo conto del fortissimo incremento del gettito che si era registrato a partire dal 2012 per effetto della manovra cd. “salva-Italia” varata dal governo Monti.

Come ricordato nella precedente nota di Twig, questo rilevante taglio del carico fiscale è stato finanziato essenzialmente in deficit (aumentato di 17,9 miliardi rispetto all’andamento tendenziale), mentre assai minore è stato il contributo dell’azione di contenimento delle spese (1,5 miliardi).

Leggi l’articolo su la Repubblica

Fonti:
1) Nota di aggiornamento al DEF 2014 (tavole III.9, III.10, A1, A2, A3, A4)
2) Nota tecnico-illustrativa alla Legge di stabilità 2015 (tabelle 2.1-1, 2.1-2)
3) Nota di aggiornamento al DEF 2015 (tavole III.9, III.10, A1, A2, A3, A4)
4) A.S. 2111-B, Nota di lettura del Servizio del Bilancio del Senato (Allegato 3)

Note:
a) Altri provvedimenti 2014: DL 66/2014, DL 90/2014, DL 91/2014, DL 133/2014
b) Altri provvedimenti 2015: DL 65/2015, DL 78/2015, DL 83/2015, Legge 107/2015

Nota metodologica:
I dati sono relativi agli effetti sull’indebitamento netto 2016.
Le entrate sono nette (=differenza maggiori entrate-minori entrate).
Alcune somme potrebbero non corrispondere alla somma dei componenti a causa degli arrotondamenti.
Criterio di riclassificazione dei dati:
– Non sono state elencate alcune voci che rappresentano delle partite di giro: le due clausole di salvaguardia istituite dalla Legge di stabilità 2015 (maggiore entrata) e eliminate dalla Legge di stabilità 2016 (minore entrata); il Fondo per la riduzione del cuneo fiscale istituito dal DL 66/2014 (maggiore spesa corrente) e utilizzato dalla Legge di stabilità 2015 (minore spesa corrente);
– il bonus 80 euro è stato classificato come minore entrata (anziché maggiore spesa corrente).

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