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Quanto conta la vittoria della Clinton nel primo dibattito TV per la corsa alla Casa Bianca?

Pubblicato
28 Settembre '16
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Anche per Nate Silver di FiveThirtyEight Hillary Clinton ha vinto il dibattito TV contro Donald Trump di lunedì sera, il che significa che vincerà – probabilmente – anche nei sondaggi.

Da un articolo del 27 settembre 2016.

Lunedì i democratici si sono svegliati con un’ondata di sondaggi negativi per Hillary Clinton, fatto che ha portato Donald Trump forse alla posizione più vicina al Collegio Elettorale. Hanno però avuto modo di andare a dormire decisamente più rilassati.
La Clinton ha infatti battuto Trump nel primo dibattito presidenziale, secondo tutta una serie di parametri, ed è probabile che vincerà il testa a testa contro Trump nei sondaggi durante i prossimi giorni.

Si comincia da un sondaggio della CNN sugli spettatori del dibattito, che ha evidenziato come il 62 percento degli aventi diritto al voto ha ritenuto che Clinton abbia vinto il dibattito, contro il 27 percento che ha preferito Trump: un margine di 35 punti. Si tratta del terzo margine di distacco più ampio di sempre in un sondaggio post-dibattito di CNN o di Gallup, che risale infatti al 1984. Gli unici risultati più sbilanciati di questo si sono visti nel 1992 in occasione del dibattito municipale fra Bill Clinton, George H.W. Bush e Ross Perot – dove la performance di Clinton fu ampiamente ritenuta “magistrale” – e nel primo dibattito fra Barack Obama e Mitt Romney nel 2012, quando il poll CNN evidenziò una vittoria di 42 punti per Romney ed i sondaggi si spostarono in massa in suo favore nei giorni successivi.

Le indagini post-dibattito come quella realizzata dalla CNN non sono sempre popolari fra gli esperti di sondaggi, in parte perché l’universo di coloro che assistono ai dibattiti può non coincidere con l’elettorato generale. Ad esempio, il 15% degli elettori intervistati da CNN erano tendenti verso l’ala democratica, un vantaggio decisamente maggiore rispetto a quello di cui i Democratici potrebbero eventualmente godere durante l’Election Day.

Il dato è senza dubbio eclatante, ma una vittoria tanto evidente come quella ottenuta in passato da Clinton o Romney – e forse come quella che ha ottenuto lunedì sera Hillary Clinton – potrebbe produrre un’oscillazione percentuale di 2 fino a 4 punti nei sondaggi. Anche un vantaggio di 2 punti farebbe miracoli per la Clinton, che passerebbe da una posizione piuttosto scomoda nel Collegio Elettorale ad una decisamente più favorevole, e che salirebbe nel voto popolare con un distacco di 3-4 punti.

Naturalmente non c’è alcuna garanzia che Hillary mantenga tali vantaggi – Romney nel 2012 non lo fece. Ma cerchiamo di non andare troppo oltre, e consideriamo i vari fattori attenuanti o aggravanti per la Clinton in termini di potenziale per il suo rimbalzo immediato post-dibattito.

Per quanto riguarda le attenuanti, come ho detto prima, il sondaggio di CNN considerava un campione tendenzialmente democratico. (D’altro canto, se i democratici fossero più interessati a guardare il dibattito, ciò non sarebbe necessariamente negativo per la Clinton, dato che ha avuto in passato qualche problema a coinvolgere la propria base elettorale). Inoltre, un sondaggio post-dibattito separato dalla Public Policy Polling ha visto la Clinton vincere con un margine decisamente più ridotto, fra i 40 e i 52 punti. E storicamente, è il candidato del partito sfidante e non di quello al potere a vincere dopo il primo dibattito.

Ma ci sono diverse altre ragioni per pensare che la Clinton potrebbe fare un balzo in avanti, e forse uno relativamente significativo. Oltre ai sondaggi, una serie di altri indicatori post-dibattito hanno sostenuto la vittoria della Clinton, fra cui focus group, mercati di scommesse, nonché la copertura televisiva post-dibattito dei maggiori network. La copertura TV è importante, poiché la reazione degli esperti non sempre corrisponde a quella dei potenziali elettori nei sondaggi istantanei, e a volte è la televisione ad avere la meglio. Gli elettori nel 2000 ad esempio hanno ritenuto il primo dibattito presidenziale una vittoria per Al Gore, ma dopo l’attenzione data dai media all’atteggiamento distaccato di Gore, è stato alla fine George W. Bush a guadagnare terreno nei sondaggi.

Stavolta, gli esperti e i sondaggisti sembrano concordare sulla vittoria di Hillary Clinton. E’ molto probabile che mentre state leggendo questo articolo – sto scrivendo alle 3 del mattino – alcune trame contro la Clinton (che non sembravano granché importanti prima di lunedì sera) saranno emerse. Ma la correlazione fra i sondaggi istantanei e gli effetti sui sondaggi a lungo termine si è in effetti rafforzata nei recenti cicli elettorali, forse perché la “saggezza convenzionale” è in grado di riformularsi più rapidamente.

L’effetto degli eventi più significativi in campagna elettorale ha avuto inoltre la tendenza ad amplificarsi nel 2016, per via del numero di gran lunga superiore di indecisi e di elettori di terze parti, rispetto a quanto avveniva nelle più recenti elezioni passate. Ad esempio, la Clinton ha ottenuto un rimbalzo di circa 8 punti percentuali in seguito alla propria convention. Inoltre si discute molto sul fatto che la Clinton sia o meno in procinto di fare un balzo in avanti dato che la sua corsa non è equilibrata – ha avuto circa 5 punti in media di vantaggio per tutto il corso della campagna, rispetto agli 1 -2 punti attuali – , sebbene non sia chiaro quanto questa tendenza possa essere predittiva. Cosa succede se la Clinton non migliora nei sondaggi e questi si spostano in favore di Trump? Ovviamente ciò dovrebbe spaventare i democratici. Mentre la mancanza di preparazione di Trump potrebbe potenzialmente causargli problemi nel secondo e nel terzo dibattito, egli ha messo in mostra alcune delle sue peggiori qualità lunedì sera, apparendo come un leader più debole della Clinton e meno presidenziale di lei, secondo il sondaggio CNN. Se gli elettori indecisi e quelli marginali erano disposti a prendere sottogamba la performance di Trump, allora forse desiderano il tipo di cambiamento che Trump rappresenta.

Tuttavia, in generale la Clinton ha guadagnato terreno in seguito ai calci piazzati della sua campagna, che premiano la sua abilità di pianificazione e preparazione, incluso il suo primo dibattito alle primarie contro Bernie Sanders, nonché la sua (deludente) conquista della nomination Democratica il 6 e 7 giugno e della Convention dei Democratici. La Clinton non sembra avere altrettanto vantaggio sui suoi oppositori nella mischia generale della campagna. Quindi se a Trump e ai suoi consiglieri non piacciono le trame post-dibattito, potrebbero cercare di creare uno o due elementi di distrazione – cosa che sono incredibilmente abili a fare.

Un’avvertenza. Dovreste aspettare tra i cinque e i sette giorni perché FiveThirtyEight possa fare delle previsioni esaustive sul dibattito. Ci vorranno infatti un paio di giorni prima di avere dei dati affidabili sui sondaggi, più altri due giorni prima che il nostro modello li riconosca come parte di un trend anziché come potenziali anomalie. Inoltre, controllate con attenzione i dati dei sondaggi nei prossimi giorni, per assicurarvi che siano stati effettivamente condotti dopo il dibattito. Sebbene i sondaggisti abbiano pubblicato decine e decine di sondaggi durante il weekend immediatamente precedente al dibattito, ci saranno probabilmente anche alcuni “ritardatari”.

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